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I boschi del Monte Penna

Vasti orizzonti sull'Appennino Emiliano-Ligure

Naturale sentinella ed oggi simbolo del Parco Naturale Regionale dell'Aveto, la vetta di roccia basaltica del Monte Penna, con i suoi 1735 metri domina un suggestivo paesaggio fatto di boschi d'alberi ad alto fusto (faggio e abete bianco) e permette ad ogni escursionista di percorrere un vario e  panoramico itinerario che unisce mare e montagna, spaziando dal Mar Ligure alle Alpi Liguri, fino al Monviso ed alle Alpi centrali.

La bellissima Foresta Demaniale del Monte Penna, un tempo sfruttata come approvvigionamento di legname per i cantieri navali della Repubblica marinara genovese e come materia prima per il carbone di legna nello Stato dei Landi, in seguito aveva dovuto affrontare un periodo di profondo degrado.

Tuttavia, nel 1956, l'area boschiva venne ceduta all'Azienda di Stato Foreste Demaniali, che da allora vi attua una politica di tutela e ricostruzione del patrimonio boschivo, favorendo la crescita dei rinomati funghi porcini, la cui raccolta è consentita solo tramite richiesta di opportuni permessi.

 

Come arrivare:

La zona è raggiungibile in automobile con la tortuosa s.s.586 che collega Santo Stefano D'Aveto e la Valtaro e permette di giungere nei pressi nella Casa Forestale del Monte Penna (o Casermetta del Penna), base per un classico ma piacevole itinerario -ad anello- di accesso alla vetta.

Genova dista circa 80km per almeno 1 ora e 40 minuti d'automobile mentre, da Parma, bisogna invece  percorrere almeno 90 km, circa un'ora e tre quarti, in buona parte sulla recente e scorrevole superstrada di fondovalle del fiume Taro, che ha le sue sorgenti proprio all'ombra del massiccio del Penna.

Una piacevole ma affatto rapida alternativa, permette di raggiungere la zona da Piacenza (dalla Val Nure oppure dalla Val Trebbia e poi Val D'Aveto) che dista un centinaio di km, per poco meno di un paio d'ore di auto.
 

Descrizione itinerario:

Parcheggiamo l’auto presso la casa Forestale del Penna, a circa 1390 metri, dove una bella sorgente permette di fare il pieno alle borracce.

Poco lontano, direttamente dalla strada asfaltata, parte il sentiero che ci immerge subito in un bellissimo bosco, facendoci camminare su di un sofficie manto di foglie di faggi, sulle cui cortecce sono verniciati i segnavia a triangolo giallo della FIE (Federazione Italiana Escursionismo).

La pendenza aumenta e chiazze di neve gelata punteggiano il tragitto che, ad un certo momento, dirige ripidamente alla panoramica Forcella del Penna, a quota 1650m, una naturale sella rocciosa raggiunta dal sentiero, che in più punti presenta una regolare struttura a gradoni, quasi una testimonanza del passaggio di numerosi pellegrini medievali ma, forse, è solo la suggestione del luogo.

Dopo il passo, una serie di pittoreschi spiazzi si affacciano panoramicamente sulle valli laterali e, in fondo, stretta da un folto abbraccio boschivo, la Casermetta del Penna appare già molto lontana mentre, lassù in alto, si staglia la caratteristica statua della Madonnina, collocata in vetta nel 1937.

Il sentiero si fa roccioso e scoperto, supera lunghe lastre di pietra e piccoli canalini ghiacciati e, nell'ultimo tratto, con un paio di cavi metallici, anche una piccola cengia, parzialmente franata.

In vetta, a 1735 metri di altitudine, il panorama è emozionante e, come scrive il Mariotti, nel 1880, nel libro "Tre giorni di Gennaio sul Monte Penna", "lo sguardo si spinge sulla nebbiosa pianura del Po e sulle lontane Alpi, di cui dal Monviso fino a monte Baldo, tutte si schierano davanti a noi con le nevose punte. Coll'occhio attentissimo, colle lenti, col binoccolo abbiamo interrogata la bella marina, perchè ci lasciasse vedere le sublimi vette della Corsica e le rocce della Capraia e dell'Elba".

Mangiamo in una quieta e sospesa solitudine. Le nubi compatte provenienti dal mare, si sfilacciano attraversando i crinali intorno al Penna, creando l'effetto di un lago di nebbia che tracima.

Il vento rinforza e si fa gelido.

Scendiamo dal versante opposto seguendo i segnavia a croce gialla: perdendo rapidamente quota, il sentiero a fondo pietroso rimane comunque molto panoramico fino ad inmmergersi dapprima in una vegetazione bassa e cespugliosa e poi nella parte più bella della foresta, dove "i faggi vi erano spessi come le colonne nei tiburii di Parma o di Piacenza, quasi tutti di eguale grossezza, alti non meno di ventiquattro o venticinque metri, coi pedali dritti come le antenne, tutti lisci come marmi, schietti e senza rami se non verso la vetta ove si accostavan gl'uni con gli altri come ombrelli e s'intrecciavano di modo che raggio di sole non vi penetrava; l'aria bruna vi ti pareva tutta tinta d'un sacro orrore, e se mettevi voce, l'eco la ripeteva come sotto le volte di un tempio".

Le parole di Antonio Emmanueli, ecclesiastico e studioso, ricordano la foresta del Penna prima dei disboscamenti attuati nel 1880 dall'industriale Henry De Thierry, che pur non fu mai considerato uno speculatore, il quale fece anche costruire un'ardita funicolare (il Wire-Tramway, ammirato in tutta Italia), per il trasporto del legname ad una moderna segheria a valle, azionata da una grossa turbina idraulica. Il complesso, in nome del progresso tecnologico, era in grado di lavorare fino a 50 tonnellate di legname al giorno!

Una ripidissima discesa affrontata lasciandosi scivolare su di un mare di foglie (molto divertente), ci conduce ad una panoramica radura, dove il manto spettacolare e odorososo di boschi a perdita d'occhio, sembra aver posto un naturale oblio sulle ferite di un tempo.

Giungiamo al Passo dell’Incisa, a 1463 metri, che rappresenta un'antica via di passaggio di mulattieri e viandanti, dove "i monaci eressero un ospizio (intorno al XIII Sec., n.d.r.) in un pianoro detto ancor oggi Ospedale, di cui rimangono ancora i ruderi, vicino ad una freschissima fonte chiamata Fontana de' Frati" (A. Boccia, 1804). Qui numerose vie -ancor oggi- si incrociano e, volendo, è possibile anche ripercorrere  l'Alta Via dei Monti Liguri ma, nel nostro caso, prendiamo a destra, per una bella strada forestale in leggera discesa, dove il bosco regna ancora una volta sovrano, offrendo ai suoi ospiti varie sfumature di profumi e colori, e trasformando la nostra piacevole passeggiata in un suggestivo commiato.

Mentre ci allontaniamo dalla Casa Forestale, la cima della montagna è ormai avvolta da una fitta coltre di fredde nuvole basse, che non promettono nulla di buono. La notte stessa, infatti, la neve si sarebbe posata sul Penna, custode di un perduto e silenzioso passato.

 

INFO & LINKS

tutte le informazioni sono da me fornite disinteressatamente ed al solo scopo di maggior completezza e correttezza di informazione

Altitudine: 1735m
Difficoltà: E (con qualche passaggio EE in cengia con cordino nell'ultima parte della salita)
Dislivello: 345m
Tempo: un paio d'ore, andata e ritorno
Periodi sconsigliati: agosto e la stagione dei funghi, per l'eccessivo affollamento
Ne ha parlato: la rivista TREKKING, n. 139, Piero Amighetti Editore, Genova, settembre 2000

Segnaletica: segnavia FIE a triangolo giallo e croce gialla

Mappa: clicca qui

Cartina:  Regione Emilia Romagna e CAI, Carta Escursionistica n.2, Alto Appennino Parmense Ovest,  1:50.000
Libri: CAPECCHI F., Fra Trebbia, Aveto e Taro, Croma Edizioni, Pavia, settembre 1993

Web: http://www.infomont.it/atlante/a.6.3.htm una... "scheda tecnica" del Monte Penna

http://www.parks.it/parco.aveto/index.html informazioni sul Parco Naturale Regionale dell'Aveto

Ringraziamenti: al dott. Corrado Truffelli ed ai suoi preziosi consigli bibliografico-escursionistici